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Fame emotiva e fame fisica

Fame emotiva e fame fisica

Giulia la dipendenza da cibo

Conoscevate la differenza tra fame fisica e fame emotiva?

Se il giusto rapporto con il cibo equivale ad un corretto calcolo di calorie e nutrienti da introdurre per soddisfare il nostro fabbisogno calorico quotidiano come mai tante persone hanno difficoltà nel dimagrire/mantenere peso?

Tra l’altro le persone si lamentano perché sanno molto bene cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa dovrebbero o non dovrebbero mangiare eppure, nonostante la conoscenza, continuano a comportarsi come non vorrebbero.

Che cosa succede allora? Proprio come anticipato nello scorso articolo, ci sono molti fattori psicologici che influenzano il nostro comportamento alimentare.

Noi esseri umani dobbiamo fare i conti con una parte del cervello più emotiva, primitiva e irrazionale che guida i nostri comportamenti e che ha poco a che fare con il razionale.

Platone e il mito del carro

Platone ricorre al mito del carro e dell’auriga per rappresentare simbolicamente la virtù platonica della temperanza, consistente nel dominio dell’anima razionale su quella irrazionale; l’anima viene paragonata alla biga trainata da due cavalli alati. Secondo Platone l’anima è composta da tre elementi: l’auriga che rappresenta la parte razionale e i due cavalli che rappresentano l’irrazionale. Un cavallo è di colore nero e rappresenta l’anima concupiscibile, sede delle passioni più infime, mentre quello bianco rappresenta l’anima irascibile, sede delle passioni più elevate.

Noi dobbiamo pensare che nel nostro cervello siano presenti due cavalli: il primo, portatore di emozioni negative e un secondo che è portatore di emozioni positive; i due cavalli sono il nostro sistema limbico o “cervello emotivo” e quindi più istintivo.

L’auriga del nostro cervello è la corteccia prefrontale in quanto sede delle funzioni esecutive che includono capacità quali la pianificazione, il controllo degli impulsi, la valutazione delle conseguenze delle proprie azioni, la regolazione delle emozioni ecc.

Quante volte ci capita di fare acquisti impulsivi, di reagire in modo istintivo, di rimanere sopraffatti dalle emozioni o continuare a fumare nonostante la consapevolezza che faccia male? Noi pensiamo quindi di agire sempre in modo razionale ma molte decisioni sono prese sotto il controllo del cervello emotivo.

La Dialectical Behavior Therapy (DBT)

Un particolare approccio in psicologia, la Dialectical Behavioral Therapy (DBT), distingue tre differenti stati mentali:

  1. la mente razionale
  2. la mente emotiva
  3. la mente saggia

Ognuno di noi tenderà ad utilizzare più frequentemente la mente emotiva o quella razionale ma la domanda è: queste due menti sono sempre in conflitto tra loro? No, la mente saggia ci permette di ascoltare sia le nostre emozioni, sensazioni, bisogni, istinti senza dimenticarci del pensiero razionale; utilizzando la mente saggia raggiungiamo un maggior benessere psicologico.

Se domina la mente emotiva possiamo utilizzare il cibo in modo disfunzionale per esempio finendoci un pacco di biscotti incapaci di fermarci oppure non rispettare la dieta perché quel giorno siamo tristi.

Caratteristiche della fame fisica:

  1. Arriva gradualmente e può aspettare
  2. Si soddisfa con molti alimenti
  3. Tiene conto del segnale di sazietà
  4. Si avverte dal collo in giù
  5. Non si provano emozioni di vergogna o colpa

Caratteristiche della fame emotiva:

  1. arriva all’improvviso, richiede una soddisfazione immediata
  2. Si soddisfa con particolari cibi definiti comfort food
  3. Non si soddisfa anche se fisicamente pieni
  4. Si avverte dal collo in su
  5. Proviamo sentimenti di colpa e vergogna

Il ruolo dello psicologo alimentare

Lo psicologo del comportamento alimentare è uno psicologo con una formazione specifica che conosce i fattori psicologici e sociali che influenzano il comportamento alimentare e aiuta il paziente a comprendere il perché di un comportamento e aiutarlo nel cambiamento.

Non per forza si chiede l’aiuto dello psicologo perché c’è un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione, lo psicologo aiuta tutte le persone che desiderano iniziare un cambiamento nella loro vita, comprendere le loro dinamiche interiori e in generale migliorare il loro rapporto con il cibo.

Quando chiedere l’aiuto di uno psicologo alimentare

Si può chiedere l’aiuto di uno psicologo alimentare per problemi di eccesso di peso che non si è riusciti a risolvere nonostante le tante diete, quando si decide di sottoporsi ad un intervento di chirurgia bariatrica, in presenza di malattie come il diabete, in presenza di fame emotiva e ovviamente in presenza di un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione (binge eating, anoressia nervosa, bulimia). Oggi si conosce sempre più l’importanza di un approccio multidisciplinare ovvero un approccio dove collaborano più figure professionali per esempio psicologo e nutrizionista e che risulta rispondere meglio ai bisogni del paziente portando ai risultati migliori.

Articolo di Giulia Mazzotta / Instagram: @giuliamazzottapsy / facebook: Giulia Mazzotta

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